Veduta aerea di un crinale boscoso del Vesuvio, con i paesi della piana napoletana sullo sfondo

Geologia

Il Vesuvio è attivo? L'ultima eruzione, il monitoraggio e la zona rossa

Pubblicato 30 settembre 2026 · Fatti verificati

Sì. Il Vesuvio è un vulcano attivo, ma non erutta dal marzo 1944. Da allora si trova in quella che i vulcanologi chiamano quiescenza: il condotto che alimentò l’ultima eruzione è ostruito, e gli unici segni di vita visibili sono le fumarole e piccoli terremoti. Il parco nazionale lo descrive come l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale e, poiché ai suoi piedi vivono circa 700.000 persone, è anche uno dei vulcani più sorvegliati al mondo.

Sulla pagina del Dipartimento della Protezione Civile, consultata il 30 settembre 2026, il livello di allerta per il Vesuvio è verde, il più basso dei quattro: nulla di anomalo rispetto all’attività ordinaria del vulcano. Per chi lo visita, significa che il sentiero del cratere funziona con le regole di sempre. Quando chiude, è per il meteo, non per il vulcano.

La risposta breve

  • È attivo? Sì, ma quiescente dal 1944.
  • Ultima eruzione: iniziò alle 16:30 del 18 marzo 1944 e le esplosioni cessarono il 29 marzo.
  • Livello di allerta: verde, il più basso dei quattro (verificato il 30 settembre 2026).
  • Monitoraggio: 24 ore su 24, a cura dell’Osservatorio Vesuviano, la sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
  • Ultimo bollettino: ad agosto 2026, 112 piccoli terremoti, il più forte di magnitudo 1,6, e nessuna deformazione del suolo di origine magmatica.
  • Il rischio: i centri abitati sulle sue pendici. Un piano nazionale di emergenza copre una zona rossa di 25 comuni.

Quando è stata l’ultima eruzione del Vesuvio? L’eruzione del 1944

L’eruzione del 1944 è l’ultima eruzione del Vesuvio. Chiuse un lungo periodo di attività iniziato poco dopo la grande eruzione del 1631, e avvenne nel pieno della Seconda guerra mondiale, con le truppe alleate a Napoli.

Il direttore dell’Osservatorio, Giuseppe Imbò, la seguì e la misurò dalla sede storica dell’Osservatorio sul vulcano, a 608 m, e non se ne allontanò nemmeno durante la fase più violenta. La suddivise in quattro fasi:

  • Lava. La prima fase iniziò alle 16:30 del 18 marzo 1944 con un’esplosione nel cratere, seguita da due colate di lava. Nelle prime ore del 21 marzo la lava invase gli abitati di San Sebastiano e Massa. Poco prima le truppe alleate avevano organizzato l’evacuazione di circa 7.000 abitanti, e in tutto circa 10.000 persone di San Sebastiano, Massa e Cercola dovettero lasciare le loro case.
  • Fontane di lava. Dal 21 marzo Imbò registrò otto fontane di lava, spettacolari getti di roccia fusa sopra il cratere.
  • Esplosioni. Seguirono esplosioni discrete e una colonna eruttiva che all’epoca fu stimata in oltre 5 km di altezza. Modelli recenti suggeriscono che in realtà raggiunse circa 10 km, nascosta dalle nuvole; la sua cenere si depositò fino a 400 km di distanza.
  • Cenere e terremoti. Nella fase finale le emissioni di cenere e i terremoti si attenuarono gradualmente, e le esplosioni cessarono il 29 marzo.

A uccidere fu la pesante caduta di cenere. Il Dipartimento della Protezione Civile conta 21 morti, causati dal crollo dei tetti; il resoconto dell’Osservatorio indica 23 vittime di crolli dei tetti nella sola fase esplosiva. San Sebastiano, Massa di Somma e Terzigno furono quasi completamente distrutti.

Il 7 aprile il cratere risultò completamente ostruito. Quella data segna l’inizio del periodo a condotto chiuso in cui il Vesuvio si trova ancora oggi.

Ogni quanto erutta il Vesuvio?

Non esiste un calendario. La storia del vulcano, come la descrivono l’Osservatorio e il Dipartimento della Protezione Civile, alterna lunghi silenzi interrotti da eruzioni violente e lunghe fasi di eruzioni frequenti e più piccole:

  • Le eruzioni pliniane, il tipo più grande, si sono verificate almeno quattro volte. La più recente è stata l’eruzione del 79 d.C. che seppellì Pompei ed Ercolano.
  • Dopo il 79 d.C. il vulcano ha avuto due importanti periodi di riposo, ciascuno chiuso da un’eruzione sub-pliniana ad alta energia: nel 472 e nel 1631.
  • Tra i grandi eventi, innumerevoli eruzioni stromboliane ed effusive hanno costruito a poco a poco il Gran Cono e riversato lava sui suoi versanti meridionale e occidentale.
  • Dal 1944 non ce n’è stata nessuna.

La quiete attuale, quindi, non è insolita di per sé, e non dice nulla sulla data della prossima eruzione. Il piano di emergenza è pensato per rilevare il cambiamento quando arriverà, non per prevedere quando.

Tre secoli di eruzioni, dal 1631 al 1944

Per capire perché il 1944 conta, bisogna tornare al 1631. Quell’eruzione interruppe un riposo di quasi cinque secoli e fu devastante: i flussi piroclastici travolsero i paesi da Pollena a Torre Annunziata e uccisero più di 5.000 persone.

Dopo il 1631 il vulcano rimase irrequieto per più di trecento anni. Il Dipartimento della Protezione Civile descrive in quel periodo eruzioni continue, separate da riposi di pochi anni appena. L’Osservatorio divide l’attività tra il 1631 e il 1944 in 18 cicli, ognuno concluso da un’eruzione finale più violenta. Quella del 1906 fu la più energetica del Novecento. È in questi secoli che il cono del Vesuvio ha preso la forma su cui salgono oggi i visitatori.

Il Dipartimento della Protezione Civile riassume così l’andamento di lungo periodo: il Vesuvio alterna periodi di attività a condotto aperto, in cui le piccole eruzioni sono frequenti, e periodi di riposo a condotto ostruito, in cui il magma può accumularsi in profondità. I riposi si sono conclusi con eruzioni molto energetiche. Ecco perché otto decenni di quiete non sono, da soli, un motivo per abbassare la guardia, e perché il vulcano è sorvegliato così da vicino.

Un vulcano dentro un vulcano: il Somma-Vesuvio

Quello che tutti chiamano Vesuvio è in realtà formato da due vulcani, noti insieme come complesso del Somma-Vesuvio. Il più antico, il Monte Somma, fu in gran parte distrutto da grandi eruzioni esplosive; ciò che resta del suo orlo è il crinale che abbraccia il lato nord del monte e raggiunge 1.132 m a Punta Nasone. Il cono più giovane, il Gran Cono, è cresciuto dentro la caldera del Monte Somma dopo l’eruzione del 79 d.C.

Il parco nazionale fornisce queste misure:

ElementoMisura
Punto più alto del Vesuvio1.277 m
Diametro del cratere450 m
Profondità del cratere300 m
Punto più alto del Monte Somma (Punta Nasone)1.132 m

Tra i due si stende la Valle del Gigante, coperta dalle colate di lava degli ultimi secoli e divisa nella Valle dell’Inferno a est e nell’Atrio del Cavallo a ovest. Molte delle colate storiche, dal 1631 fino all’ultima eruzione del 1944, sono uscite da bocche ai piedi del cratere e all’interno della caldera del Somma.

In profondità, l’Osservatorio descrive un serbatoio magmatico profondo, tra 10 e 20 km sotto la superficie. Prima delle eruzioni pliniane, il tipo più violento, il magma si è raccolto in una camera superficiale a 3–5 km di profondità. Il Dipartimento della Protezione Civile precisa che le indagini geofisiche non hanno individuato oggi una camera superficiale abbastanza grande da alimentare un’eruzione di quel tipo.

Cosa significa davvero “quiescente”

Quiescente non vuol dire estinto. La descrizione che l’Osservatorio dà della fase attuale è precisa: dopo il 1944 il Vesuvio è entrato in una quiescenza a condotto chiuso, caratterizzata da bassa sismicità e attività fumarolica. Il Dipartimento della Protezione Civile aggiunge che dal 1944 il vulcano ha prodotto solo fumarole e sciami sismici di moderata energia, senza deformazioni del suolo né variazioni significative dei parametri fisici e chimici del sistema, e che nessun fenomeno precursore indica una possibile ripresa dell’attività eruttiva a breve termine.

Le fumarole puoi vederle con i tuoi occhi. Il parco nazionale segnala piccole fumarole sul Gran Cono, segno del suo stato di riposo attivo.

Come lo sorveglia l’Osservatorio Vesuviano

Il Vesuvio è monitorato 24 ore su 24. L’Osservatorio combina diverse reti indipendenti, perché nessun segnale, da solo, basta a distinguere un vero precursore dal normale rumore di fondo:

  • Terremoti. La rete sismica del Vesuvio conta 18 stazioni permanenti, 6 delle quali dotate anche di accelerometri, più 6 stazioni in trasmissione di una rete mobile. Rileva sia la fratturazione delle rocce sia i segnali legati al movimento di fluidi o di magma.
  • Movimenti del suolo. Una rete GNSS misura in continuo i movimenti del suolo nelle tre dimensioni con precisione millimetrica, e i tiltmetri registrano variazioni di inclinazione ancora più piccole.
  • Calore e gas. Le immagini termiche del cratere e i campionamenti geochimici periodici seguono la temperatura e la composizione delle fumarole.

I risultati vengono pubblicati in bollettini mensili, e il sito dell’Osservatorio mostra anche segnali sismici, localizzazioni dei terremoti e immagini delle webcam in tempo reale. Il riepilogo di agosto 2026 mostra com’è un mese ordinario: l’attività sismica è rimasta bassa, con 112 terremoti registrati e una magnitudo massima di 1,6. La maggior parte dei terremoti localizzati si trovava nell’area del cratere, entro il primo chilometro di profondità. I dati geodetici non hanno mostrato deformazioni attribuibili a sorgenti magmatiche; le stazioni GNSS in alto sul cono hanno registrato anzi una lieve subsidenza, che l’Osservatorio attribuisce alla gravità, alla compattazione del materiale sciolto in superficie o a effetti locali, e non al magma. La temperatura massima nel cratere è rimasta stabile, e i dati geochimici hanno confermato che prosegue la diminuzione pluriennale dell’attività idrotermale nell’area craterica.

I livelli di allerta

L’Italia usa quattro livelli di allerta per il Vesuvio:

LivelloSignificato
VerdeBase: la condizione attuale
GialloAttenzione
ArancionePreallarme
RossoAllarme

I livelli sono dichiarati dal Dipartimento della Protezione Civile, in stretto raccordo con la Regione Campania e sentita la Commissione Grandi Rischi, sulla base dei dati e delle valutazioni di pericolosità dell’Osservatorio e degli altri centri scientifici. Il passaggio da un livello all’altro corrisponde a variazioni dei parametri monitorati, come la sismicità, le deformazioni del suolo e la composizione dei gas fumarolici. I quattro livelli servono a scandire il tempo che precede un’eventuale ripresa eruttiva, e la risposta cresce con loro, fino all’evacuazione della zona rossa.

Nel momento in cui scriviamo il Vesuvio è in verde. Non confonderlo con i Campi Flegrei, l’altra area vulcanica, sul lato occidentale di Napoli, che secondo l’Osservatorio è passata al giallo. Se leggi notizie di terremoti nella zona di Napoli, controlla di quale dei due vulcani si parla.

La zona rossa e il piano di evacuazione

Poiché intorno al vulcano vivono tantissime persone, l’Italia ha un piano nazionale di emergenza per il Vesuvio. L’area chiave è la zona rossa, definita nel 2014, dove l’evacuazione prima di un’eruzione è l’unico modo per proteggere la popolazione. Comprende un’area esposta ai flussi piroclastici, il fenomeno più pericoloso per le persone, e un’area ad alto rischio di crollo dei tetti sotto il peso di cenere e lapilli.

  • Chi ne fa parte: 25 comuni delle province di Napoli e Salerno, tra cui Ercolano, Pompei, Portici, Torre del Greco e Torre Annunziata, più porzioni di tre quartieri di Napoli, di Nola e un’enclave di Pomigliano d’Arco.
  • Quante persone: circa 700.000 vivono ai piedi del vulcano; il piano per l’allontanamento dalla zona rossa riguarda 670.000 residenti.
  • Dove andrebbero: ogni comune della zona rossa è gemellato con una regione o una provincia autonoma italiana che ne accoglierebbe gli evacuati.
  • La zona gialla: 63 comuni e tre quartieri di Napoli, esposti a forti ricadute di cenere.

Il piano procede per fasi. Secondo la presentazione della Regione Campania, nella fase di preallarme vengono evacuate le persone ricoverate negli ospedali e nelle strutture di assistenza. Nella fase di allarme, i residenti devono lasciare la zona rossa entro 72 ore dalla dichiarazione dell’allarme.

Tieni presente che sia Ercolano sia Pompei sono nella zona rossa: l’accesso al cratere e gli scavi di Ercolano e di Pompei si trovano quindi tutti al suo interno. È proprio per questo che esistono il monitoraggio e il sistema di allerta.

Come potrebbe essere la prossima eruzione

Nessuno sa dire quando il Vesuvio tornerà a eruttare, ma il piano di emergenza indica cosa è più probabile. Secondo gli studi statistici del piano:

  • Eruzione stromboliana violenta (VEI 3): la più probabile, con poco più del 70%.
  • Eruzione sub-pliniana (VEI 4), simile a quella del 1631: poco meno del 30%. È lo scenario di riferimento del piano: ha una probabilità piuttosto alta, e le aree che mette a rischio comprendono anche quelle minacciate dal tipo stromboliano, più piccolo.
  • Eruzione pliniana (VEI 5), come quella del 79 d.C.: la probabilità che lo scenario di riferimento venga superato da un’eruzione di questo tipo è appena dell’1%.

Lo scenario di riferimento prevede una colonna eruttiva sostenuta alta diversi chilometri, bombe e blocchi vulcanici che ricadono intorno al cratere, cenere e lapilli che cadono a decine di chilometri di distanza e flussi piroclastici che scendono per diversi chilometri lungo i versanti. Il piano ammette anche un limite netto: se il vulcano desse segni di riattivazione, dai precursori non sarebbe possibile capire che tipo di eruzione sta per arrivare. Per sapere come si svolse l’eruzione del 79 d.C., leggi il nostro articolo sull’eruzione del Vesuvio del 79 d.C..

Cosa significa per la visita al cratere

Per chi visita, la risposta pratica è semplice. Con il livello di allerta su verde, il sentiero del cratere segue le regole normali: biglietti a orario comprati online, ingresso a piccoli gruppi e orari stagionali. Quando il sentiero chiude, è per le allerte meteo, che la nostra guida ai biglietti del cratere e al sentiero del Gran Cono spiega insieme alle regole sui rimborsi.

Qualche cosa da sapere:

  • Cammini sul cono giovane. Il sentiero sale sul Gran Cono e segue un tratto dell’orlo di un cratere largo 450 m e profondo 300 m.
  • Cerca le fumarole. Le piccole fumarole sul cono sono il segno più visibile che il vulcano è quiescente, non morto.
  • Guarda verso il Monte Somma. Il crinale a nord è l’orlo del vulcano più antico, con la Valle del Gigante e le sue colate di lava nel mezzo.
  • Controlla il livello di allerta prima della gita, se vuoi stare tranquillo. Lo pubblicano il Dipartimento della Protezione Civile e il sito dell’Osservatorio, insieme all’ultimo bollettino mensile.

Se preferisci non occuparti tu di biglietto e trasporti, un biglietto del cratere con audioguida sullo smartphone o un minibus da Pompei con il biglietto del parco incluso pensano all’organizzazione. La nostra guida su come arrivare al Vesuvio copre autobus, navette e auto.

Domande frequenti

Il Vesuvio è ancora attivo?

Sì. È un vulcano attivo in fase di quiescenza, con il condotto ostruito, fumarole e terremoti di bassa intensità. Non erutta dal 1944, e il livello di allerta è verde, il più basso dei quattro.

Quando è stata l’ultima eruzione del Vesuvio?

Nel marzo 1944. Iniziò alle 16:30 del 18 marzo, spinse la lava fino a San Sebastiano e Massa e si concluse con esplosioni che cessarono il 29 marzo. Il 7 aprile il cratere era ostruito, e cominciò così l’attuale periodo di quiete.

È sicuro visitare il Vesuvio?

Finché il livello di allerta è verde, la visita al cratere è ordinaria amministrazione, e il vulcano è monitorato 24 ore su 24. Il sentiero però chiude in caso di maltempo, e la salita non è adatta a tutti, quindi controlla le regole dei biglietti e le previsioni meteo prima di andare.

Cos’è la zona rossa del Vesuvio?

È l’area in cui l’evacuazione prima di un’eruzione è l’unico modo per mettere al sicuro le persone: 25 comuni delle province di Napoli e Salerno, tra cui Ercolano e Pompei. Nella fase di allarme, i residenti devono lasciarla entro 72 ore.

Il Vesuvio potrebbe eruttare senza preavviso?

Il piano presuppone che una ripresa dell’attività si manifesterebbe prima nei dati del monitoraggio: per questo ci sono quattro livelli di allerta, con fasi che iniziano ben prima di un’eruzione. Quello che i precursori non potrebbero dire in anticipo, ammette il piano, è che tipo di eruzione stia arrivando.

Il Vesuvio è l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale?

Il parco nazionale lo descrive come l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale. Anche i Campi Flegrei, più un’area vulcanica che una singola montagna, dall’altra parte di Napoli, sono attivi e al momento si trovano in allerta gialla.